A dispetto di una fase economica in piena esplosione (sia dal fronte delle esportazioni, sia per quel che riguarda il mercato interno), testimoniata, da ultimo, dall'essere paese ospitante delle prossime olimpiadi e del prossimo mondiale, la politica brasiliana sta vivendo una fase asfittica di reflusso e perdita di identità. I sussulti e le elaborazioni di teologie della liberazioni e movimenti senza terra sono ora solo brace che cova sotto uno spesso strato di fredda cenere. L'elezione di Dilma Russef ha rappresentato solo l'ultima tappa di questo percorso.
In questo scenario è utile leggere un'analisi del sociologo del minero (dello stato del Minas Gerais ;-) Rudà Ricci, ex-petista della prima ora (il PT, Partido dos Trabalhadores, è il partito di Lula e di Dilma) e professore della università PUC-MG (Pontificia Università Cattolica del Minas Gerais). L'intervista è di Tatiana Merlino ed è stata pubblicata sul numero 167 della rivista brasiliana Caros Amigos (CA).
L'articolo, analizzando la base sociale che appoggia Lula e le misure del governo negli otto anni passati, arriva alla conclusione che il lulismo é una politica sviluppista, che punta all'acceso al consumo da parte delle classi basse da un lato e dall'altro al blocco dell'accesso alla vita pubblica-politica da parte degli stessi soggetti. Come dire: "hai il diritto dovere di spendere (soprattutto indebitandoti), ma non disturbare il manovratore".
La traduzione, ça va sans dire, è mia. Commenti e aggiunte sono tra [quadre]. Buona lettura.
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CA: Che cos'è il lulismo e come si è manifestato durante il governo di Lula? Il lulismo è una sistema di amministrazione dello stato e delle politiche pubbliche. Per questo, non è nè un movimento, né un'ideologia. Il lulismo modernizza economicamente, ma è conservatore dal punto di vista politico: quello che in scienza politica si chiama modernizzazione conservatrice. Questo sistema si è costruito come si costruì il fordismo negli USA nel secolo passato. Inoltre, i dati di ascensione sociale in Brasile sono molto simili con i dati negli USA in quel periodo. Io credo che sia un fordismo tupiniquim [tupì è il nome di un popolo indio del brasile: l'espressione denota una specificità brasiliana. E' analoga alla nostra espressione "spaghetti-western"], con uno stato centrale estremamente forte e accentratore. Il 65% del bilancio pubblico è concentrato nelle mani del governo federale. In larga parte, le città brasiliane dipendono dalle sovvenzioni provenienti dai ministeri federali.
Il lulismo ha utilizzato come meccanismo di supporto sociale e di sviluppo i fondi del BNDES [una banca pubblica direttamente controllata dal ministero dello sviluppo e dell'industria], il PAC [un programma federale di ingenti opere pubbliche e infrastrutture varato nel 2007] e le opere pubbliche e così ha conquistato il favore delle grandi imprese nazionali. Tutti i grandi gruppi e cartelli industriali hanno grandi finanziamenti da parte del BNDES. L'altra faccia della medaglia è il reale aumento del salario minimo, che rappresenta la grande politica di ascensione sociale del Brasile. Dopo questa misura, ci sono il credito consignado [credito i cui interessi vengono prelevati direttamente alla fonte; è utilizzato per l'accesso al credito di funzionari pubblici, pensionati,...] e, infine, la Bolsa Familia, la quale ha fatto uscire molti dalla fascia di povertà, ma non ha prodotto una grande ascensione sociale, contribuindo a far diventare molte famiglie nella classe C [un tipo di classificazione molto usata in Brasile, che divide la popolazione in classi di reddito, senza tener conto della collocazione a livello di produzione. Classe C indica un salario mensile compreso tra i 950 e i 2300 R$]. E' da qui que viene la base del lulismo. E' da qui che trae il supporto politico. [...]
Il terzo elemento [della base di potere del lulismo] è rappresentato dal finanziamento statale delle organizzazioni popolari brasiliane, principalmente le centrali sindacali [su questo argomento, è utile approfondire tramite l'analisi di Chico DeOlivera elaborata nell'articolo "O ornitorrinco"].
CA: Qual è la relazione tra l'emergere del lulismo e l'istituzionalizzazione dei movimenti sociali sorti negli anni '80? I movimenti degli anni '80 si basavano su una concezione anti-istituzionale, cioè noi credevamo (e questo viene dalla lotta alla dittatura) che tutte le organizzazioni pubbliche e le autorità erano illegittime. Pensavamo che qualsiasi tipo di offerta da parte dell'autorità per la partecipazione delle organizzazioni popolari nella questione significasse cooptazione. La legittimità dei capi di allora s basava nella capacità di portare alla lotta, per questo lider sociali degli anni '80 erano carismatici, avevano una capacità retorica molto sviluppata, parlavano con emozione. Dalla fine dagli anni '80, la sinistra ha cominciato ad assumere la gestione di diverse città, alcuni stati e così molti capi cominciarono a entrare direttamente nelle istituzioni. Ecco il primo momento di rottura con l'anti-istituzionalismo. Questo succede tra la fine degli anni '80 e il 1994 e prosegue dopo questa data con una partitarizzazione molto grande di tutti i movimenti sociali brasiliani. La terza questine, che è causa del processo e non conseguenza, è l'inizio del finanziamento estero alle pastorali sociali e a molte ONG. Comincia così un periodo che continua ancora oggi. [...]
CA: Lei afferma che Lula ha portato a compimento la modernizzazione conservatrice iniziata da Getulio Vargas. In che senso? Il concetto di modernizzazione conservatrice arriva dalla sociologia ad opera di un autore Barrington Moore. Calando il concetto al caso brasiliano, parliamo di una modernizzazione economica senza cambiare nulla della struttura di potere: è conservatrice, cioè, nell'ambito della gestione del potere. Lula ha utilizzato tutta la rete clientelare del Brasile, esattamente come Getulio Vargas. L'impressione che dava Getulio era che stesse attaccando il sistema della clientela, i coroneis [i colonnelli, come venivano chiamati i grandi latifondisti], ma molti di loro furono "riciclati" proprio attraverso il getulismo [ed è infatti vero che molti dei nuovi capitani di industria sotto Getulio erano anche latifondisti]. Lula ha ricreato la stessa struttura di potere. Il biglietto da visita del getulismo e del lulismo è la conciliazione degli interessi e non il loro confronto [nel caso di Getulio Vargas, leggasi populismo]. Un esempio è che se esiste un Ministero dell'Agricoltura da un lato, esiste quello dello sviluppo Agricolo dall'altro. Questo non succede per caso.
Da un lato Getulio ha creato il processo di industrializzazione basandosi su una strategia sviluppista che ha portato un processo di urbanizzazione del paese [che continua ancor oggi], dall'altro Lula ha completato il processo creando un mercato di consumatori di massa [come si dichiarava qui, anche nella casa più umile, può mancare riso e fagioli, ma non il cellulare di ultima generazione] e un sistema di investimento nelle imprese attraverso il PAC.
CA: Il lulismo è un neogetulismo? E' un neogetulismo senza l'autoritarismo di Getulio. E' una specie di sintesi didattica. Il lulismo completa il getulismo. Per questo Lula è il lider della classe C: egli è l'espressione del successo dei poveri [come nel populismo di Getulio]. E ha saputo usare questa identificazione.
CA: Con questa nuova classe media consumista, quali possono essere le conseguenze di questa vocazione al consumo e della facilitazione dell'accesso al credito? Sono diverse: la prima e più evidente è una possibile bolla speculativa di credito al consumo. Secondo IPEA [un'istituto di ricerca del governo brasiliano], il 37,8% delle famiglie che hanno dei debiti afferma di non sapere come pagarli. Sempre in relazione al credito al consumo la emergente classe C continua a comprare nonostante abbia già dei debiti. Questo succede perchè sono diversi anni che sempre c'è una aspettativa di aumento reale di salario per l'anno seguente. Siccome l'aumento, per il momento, continua ad arrivare, vengono fatti debiti su debiti. Vari analisti calcolano che l'esplosione della bolla sarà verso il 2014-2015.
La seconda bomba ad orologeria, che non è stata ancora disinnescata, è il finanziamento delle politiche di trasferimento di reddito, essendo la Bolsa-Familia la principale. Uno studio di Beatriz David, ricercatrice della UERJ, rivela che il segmento che più perde potere di acquisto è la classe B [diciamo la vera classe media]. Non c'è una politica all'interno del lulismo per recuperare il potere di acquisto perso dalla classe B. E qui si crea una opposizione [tra classe C e B]. Da qui deriva anche la seconda questione, ossia il fatto che siamo al limite di questo sistema di ridistribuzione di redito basato sulla conciliazione degli interessi. Sto affermando, cioè, che la ridistribuzione di reddito e l'ascensione sociale, nel modo descritto, non sono sostenibili.
CA: In relazione alla questione della mobilità sociale, esistono molti specialisti che criticano questa ascensione tramite l'aumento del reddito. Queste persone continuano ad essere povere di diritti? [In altri termini: godono di un aumento di salario per comprare frigoriferi e televisioni, ma continuano a non avere salute, istruzione e partecipazione democratica?] Più o meno: questa è la terza questione que io avrei sollevato. Esiste soluzione? Si: una politica di sinistra dovrebbe tassare i più ricchi, adottare un sistema progressivo. Ma nel modellino di Lula questo non funziona, perchè non è un governo di sinistra, è un governo di conciliazione [di classe]. E un governo di conciliazione sembra di sinistra solo in un paese tanto conservatore come il Brasile [dovrebbe vedere come siamo ridotti in Italia... sigh]. La classe media tradizionale in Brasile, la classe B, è molto conservatrice; anche questa classe C lo è, ma in un altro modo: sospetta di tutto ciò che è pubblico, non vede molta utilità nella democrazia, non si interessa al dibattito politico. Questo perchè sono di famiglie i cui genitori e nonni erano miserabili [o, in termini classici, sottoproletari], per cui perchè dovrebbero credere nel governo, nei partiti o nei sindacati? Per questo, sono molto pragmatici [ =individualisti]. Non importa loro della corruzione: se il politico garantisce loro lo stesso livello di consumo (o lo migliora), lo votano. Questo non è clientelismo, è qualcosa di più sofisticato. Se il giorno dopo il politico sgarra, non riceverà più i loro voti. E' un elettorato che si avvicina alle idee liberali, alla politica come mercato. E Lula, in tutto questo, è molto esperto: quando all'inizio del mandato diceva: "Io non sono socialista [insindacabilmente vero, come i fatti hanno poi confermato], sono un addetto al tornio meccanico", sapeva benissimo di cosa stava parlando: il suo pubblico erano le persone di cui sopra. Ricerche sulla classe C rivelano come tendenzialmente essi non credano in organizzazioni comunitarie o sociali; il segmento sociale che valorizzano di più è la famiglia, di seguito gli amici e stop. Sanno benissimo di non essere classe A, vorrebbero esserlo e hanno paura di perdere il "benessere" che hanno raggiunto: per questo non sono sicuri. Per questo motivo formano dei passaparola tra le famiglie che si conoscono per sapere dove ci sono le liquidazioni e i saldi e per andarci in massa. E' una strategia di sopravvivenza del povero con livelli di consumo da classe media.
CA: E in relazione ai diritti? Poco si importano dei diritti. Discorsi di cittadinanza e ambientalisti non interessano loro. Sono ancora poveri di diritti. Sono persone che hanno TV al plasma, ma non ancora l'allacciamento alla fogna o all'acqua potabile. Hanno 5 cellulari e due televisioni, questa è la media della classe C, ma hanno una camera da letto insalubre. E' un consumismo top: la TV al palsma è comprata con 60 rate. Comprano l'auto nuova (il mercato interno quest'anno ha avuto un boom), viaggiano in aereo per il NordEst, ma non hanno la stabilità e la sicurezza di pagare tutte le rate che si vanno ad accumulare. Questo tipo di insicurezza, di sfiducia verso tutto ciò che è pubblico, il tentativo di ascesa sociale attraverso la famiglia delineano una ideologia molto conservatrice.
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CA: Qual è il suo bilancio del governo Lula? Cosa ha fatto di positivo e negativo? [...] [In primo luogo] il Brasile adesso è una potenza: più il tempo passa più questa cosa appare evidente. Siamo al secondo posto in America, più ricchi di Canada e Messico. [... Poi] Lula si è mosso nella direzione dell'inclusione sociale per mezzo della crescita economica e dello sviluppo: era qualcosa che in Brasile non si vedeva da tempo. Forse addirittura dal periodo pre-golpe del 1964. Il terzo ambito è la politica estera. [...] Per la prima volta la politica non è stata solo quella di aprire mercati, ma per collocare il Brasile come potenza nello scacchiere mondiale. [...] Cosa è stato pessimo? Il fatto che sembra che per governare il paese non si possa essere di sinistra. Nella gestione partecipativa e nel controllo da parte della società abbiamo fatto dei passi indietro. [...]
Questo è stato fatto scientemente: Il lulismo odia la partecipazione popolare. Ha espulso Frei Betto, Ivo Poletto, ha smantellato il programma Fome Zero, ha messo il programma della Bolsa Familia nelle mani dei Sindaci. [...] Il lulismo non è di sinistra: ha espulso la sinistra per la finestra. Tutte le posizioni di sinistra, tipo la riforma agraria, sono state cestinate. [...] Dobbiamo renderci conto che siamo in presenza di una visione di sviluppo ed inclusione conservatrice. [...]
