Questo sito nasce per condividere I diari della rodoviaria, il racconto dei 45 giorni che Gigi ed io abbiamo trascorso viaggiando per il Brasile. Il diario è stato scritto praticamente giorno per giorno, di getto, quasi come se fosse la trascrizione fedele del flusso di coscienza che giornalmente provavo vivendo le varie esperienze. Per questo motivo, nella sua forma originale, lo scritto può risultare di difficile lettura per chiunque non sia stato un nostro compagno in questo viaggio. Ad esempio, molte volte i personaggi sono introdotti senza un’adeguata presentazione, alcune volte i viaggi sugli autobus sono raccontati senza specificare quale sia la destinazione.
Con la pubblicazione del diario spero principalmente di raggiungere due obiettivi: il primo è quello, banale, di mettere a conoscenza il maggior numero di persone possibile di cosa abbiamo visto e di quello scorcio di realtà brasiliana che abbiamo vissuto. Il secondo, simile eppure molto differente, è quello di condividere, anche se solo in minima parte, le emozioni, il profondo sentire che ci ha accompagnato in molti momenti del viaggio. Portare al cuore e alla pancia, prima che alla testa delle persone, i volti e le storie dei molti compagni di viaggio che abbiamo avuto. È un po' una legge di… giustizia universale: da questo viaggio abbiamo avuto tantissimo (e, speriamo, di avere anche dato almeno un decimo di quello che abbiamo ricevuto) e non sarebbe giusto che tenessimo solo per noi questo tesoro. Va condiviso con altri. Buona lettura.
Col tempo, il sito si è arricchito di varie sezioni e di un blog, per riportare considerazioni, idee, articoli tanto dall'Italia quanto dal Brasile; il mio vincolo con la stella del sud, infatti, perdura ancora oggi.
È ufficiale: siamo entrati in una nuova, durissima fase della lotta (sociale). Il vecchio barba di Treviri direbbe di classe. Finanziarie, tagli ai salari, pensioni, servizi. La guerra che banche e capitale stavano conducendo fino a poco tempo fa a bassa intensità, smontando cioé welfare e diritti un poco per volta, con la crisi in atto è passata ad essere una guerra guerreggiata a tutto campo. Esplicita. Violenta. Non si fanno prigionieri!
Parafrasando Mercedes Sosa, Tutto Crolla!. La crisi economica in Italia (e in Grecia e in Spagna e...) sta rapidamente ridisegnando il quadro sociale e politico: si aprono ora le porte per infiniti possibili scenari. Tra questi, sicuramente potrebbe esserci un periodo mobilitazioni di massa per i diritti, per reagire alla crisi e alle politiche reazionarie dei governi nazionali e delle banche. Dal sito della Rete 28 aprile, riporto un documento che può essere una buona base per unificare le lotte che, nonostante tutto, continuano...
Buona lettura e buone lotte!

Riporto un articolo-reportage apparso sul settimanale Carta Capital nel numero del 3 agosto 2011 e scritto dai giornalisti Ricardo Carvalho e Soraya Aggege. Si tratta di un settimanale brasiliano che, nel parco dei settimanali di larga tiratura generalisti (molto spostati a destra), fa sue posizioni variegatamente progressiste. Potremmo dire, molto a spanne, che è l'equivalente dell'Espresso italiano.
L'articolo presenta vari punti di interesse, non ultimi i dati e tabelle che riportano le cifre della riforma agraria negli otto anni di governo Lula. Inoltre, per il fatto di non essere una rivista di movimento, assume ancora più importanza il taglio dell'articolo e le opinioni riportate.
La traduzione è come sempre farina del mio sacco come pure le note racchiuse tra parentesi [ ]. Le immagini, le foto e i grafici sono tratti dal medesimo articolo.
Questo articolo è dedicato a tutti quelli che ancora pensano che Lula sia di sinistra.
Buona lettura.
Non rinnegare mai a te stesso ciò per cui hai combattuto. [...]
La sconfitta non rende ingiusta una causa.
(Q, Luther Blissett, Einaudi, 2000, pag. 335, scaricabile da qui)
Cos’è la memoria? La memoria è un ingranaggio collettivo! Questo era (è?) uno dei tanti slogan del movimento, da Genova in poi. Al di la della valenza scientifica e biologica, questo è senz’altro un ottimo aforisma per sottolineare la costruzione (e la valenza) sociale della memoria. Non serve scomodare Orwell o Chomsky per capire quanta verità è contenuta in questa frase.
Questa che vi proponiamo è solo una storia una fra molte. Una di quelle che non trovano spazio nei libri di testo scolastici, dove si trova un’altra Storia. Questa è una storia intima e in parte intimista. Una storia di formazione. Quasi un’avventura. Eppure una storia possibile, realista: a tratti surrealista il tanto che basta per essere vera.
È stata scritta a quattro mani: per questo e per i dieci anni che ci separano da quei giorni, le memorie e le sensazioni sfumano una nell’altra, fino al punto che non riusciamo più a riconoscere i ricordo dell’uno e dell’altro, rielaborazioni postume e considerazioni coeve.
Ma non importa: come diceva Fellini, parlando di Cinema, non è importante che siano veri i fatti proiettati sullo schermo, è importante che lo siano le emozioni. E la gioia, la rabbia, la speranza, i sogni, anche a distanza di dieci anni, sono più vivide che mai.
Buon ritorno al futuro…
Vi ricordate quando Giovanni Paolo II chiese scusa per aver fatto flambé Giordano Bruno? Vi ricordate come i media elogiarono il papa per il suo gesto di contrizione?
Bene: vediamo di demistificare.
Ancora su Dolcino, i Catari e, più in generale, i dissidenti di ogni tempo contro le chiese di ogni genere.
Il documentario ha un approccio meno politico e più sociologico rispetto all'articolo riportato su questa pagina. E' interessante la chiave di lettura fatta sui "popoli della montagna".
Buona visione
Ci sono momenti in cui bisogna decidere da che parte stare, non è dato stare nel mezzo.
Tra la Resistenza e i nazi-fascisti. Tra gli Stati Uniti e il Viet-Nam, tra gli operai della Fiat e Marchionne. Tra gli oppressi e gli oppressori. Bisogna scegliere.
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Ormai abbiamo (purtroppo) fatto l'abitudine a non sense tipo guerra umanitaria, esportare la democrazia, guerre al terrore e guerre infinite.
Ma i signori del vapore non hanno inventato la propaganda oggi, ma secoli fa.
Tratto dal libro di Noam Chomsky Anno 501, la conquista continua, ecco un estratto illuminante su come la stampa, la burocrazia e i dispacci governativi statunitensi (ossia la propaganda) raccontarono l'accaduto:
E' da quanto gli esseri umani hanno comiciato ad associarsi per conquistare e depredare che le figure dei banditi hanno assunto una forte importanza: infatti, il bandito (o ladro, o assassino, o terrorista, o...) ha sempre messo di fronte lo stato (o la città, o l'impero o...) alla sua contraddizione e ipocrisia.
Lo stato, cioè, può fare cose che, fatte da un individuo rappresentano un crimine.
Qualche esempio?
Lo stato può togliere la libertà alle persone attraverso le prigioni.
